lunedì 9 maggio 2022

EVVIVA LA GRAN SIGNURA MARIA! PELLEGRINAGGIO A TINDARI 2022

Grande gioia a Mandanici  per il pellegrinaggio a Tindari, tradizione che riprende dopo la fine dello stato di emergenza. A causa della pandemia, che ha stravolto tutto, si sono saltate ben due edizioni del sentito evento (2020 e 2021). Quest'anno, per via della chiusura della matrice chiesa dovuta ad un distacco di intonaco avvenuto a dicembre 2021, la partenza e l'arrivo del pellegrinaggio sono avvenuti alla chiesa della SS. Trinità. Con grande felicità  e devozione verso la Madonna nera i pellegrini si sono incamminati per l'impervia strada di montagna, che varcando i Peloritani giugne sulla costa Tirrenica. Accompagnati, come sempre, dal suono del tamburo di Antonio Sturiale. Il pellegrinaggio ha origini molto antiche, la tradizione vuole che la devozione sia nata in seguito alla liberazione  da parte della Vergine da un'invasione di formiche rosse; motivo per cui i pellegrini vengono detti "fummiculari". Altra notizia che riguarda le origini della tradizione risale al '500. In tempo di Sant'Uffizio, potente inquisitore in Sicilia era l'arcivescovo di Patti  don Sebastian Bartolomeo. Le popolazioni si recavano da quest'ultimo in segno di rispetto e portavano delle offerte. Proprio durante il periodo dell'Inquisizione, Mandanici venne coinvolto in quei fatti, per la presenza di diversi aderenti alla dottrina luterana. Seguirà articolo di approfondimento. (Foto di Peppe Mano, rientro del pellegrinaggio, quartiere SS. Salvatore)

giovedì 14 aprile 2022

La Settimana Santa...... ricordi e tradizioni

 La Settimana Santa è un momento molto importante nella religione cristiana, in quanto precede la resurrezione di Gesù Cristo. Questo articolo ha lo scopo di riportare alcune delle tradizioni che caratterizzavano i giorni che precedono la Pasqua a Mandanici. Cominciamo col ricordare ciò che avveniva in occasione della Domenica delle palme. Veniva organizzata una processione che partiva dalla chiesa della SS. Trinità, in testa al corteo vi era l'arciprete a dorso di un mulo, seguito dai vari ministranti e dai fedeli. Dopo aver attraversato il corso Mazzullo, la processione volgeva alla matrice chiesa. Arrivato davanti al portale del duomo, l'arciprete batteva tre colpi con l'asta della croce ed esclamava: "IAPRITI LI POTTI DI GERUSALEMME, CHI U VOSTRU SIGNURI E' CCA' FORA CHI SPETTA", i battenti del massiccio portone in stile siciliano (risalente al 1705) venivano spalancati, e la folla fuori e dentro la chiesa gridava: "SUPRA U SCICCAREDDU C'E' U FIGGHIU DI MARIA CHI E' TANTU BEDDU!! KYRIE ELEISON, KYRIE ELEISON, KYRIE ELEISON!!!!". Seguiva la messa.  Il Giovedì Santo gli "addetti" al campanile, come i signori Concetto Stracuzzi, Agatino Caminiti, Angelo Miano e Nino Urso, si occupavano di legare le campane, che non dovevano suonare fino alla domenica di Pasqua, "I campani 'ttaccati" in segno di rispetto per Gesù morto. Il Venerdì Santo era (fino a prima della pandemia) il giorno della processione delle varette. Era tradizione (quest'ultima scomparsa da circa 25 anni)  che i bambini, indossando le tuniche da ministranti, girassero per le vie del paese, portando una piccola croce, con le cosiddette "trocculi" e i "firrigniddi", invitando la popolazione a recarsi in chiesa al grido di "CURRITI TUTTI C'U SIGNURI E' SULU, CURRITI TUTTI C'U SIGNURI E' SULU!!". Successivamente, dalla chiesa madre, partiva la cosiddetta "prucissioni di varetti", che venivano portate da bambini e adulti. Le varette sono quattro: l'Addolorata (a Mathri 'Ddulurata), il Signore in croce, l'Ecce Homo (l'Acciomu Cabbarusu) e la vara del Cristo morto (u Signuri mottu 'nta cascia); il percorso era quello classico di tutte le processioni, toccava quindi tutti i quartieri del paese. Una caratteristica di questa processione, notata da Alessandro Caminiti (il quale la riporta anche nel suo scritto alle pagine 112-118 del libro "Da Mandach a Mandanici) riguarda proprio la vara del Gesù morto, che solitamente è molto distante da quella dell'Addolorata, la quale chiude il corteo. E' tradizione antica che in quella processione la Madre non debba mai "vedere" il figlio morto, ciò si presenta come una sorta di inseguimento quindi. La Madre disperatamente cerca il figlio morto, che per pietà le viene sottratto. Il famoso etnologo siciliano Giuseppe Pitrè riporta in un suo scritto che questo genere di processioni richiamerebbe per certi versi il mito di Eleusi. Il mito riguarda la vicenda di Cerere, dea delle messi, iniziata con il ratto della figlia Proserpina da parte di Ade, dio del regno dei morti. Cerere rompe così i legami con Giove, e va a vivere con gli uomini dando loro insegnamenti sulla coltivazione dei campi e sul vivere civile con la speranza della felicità nell'oltretomba. La speranza, se pur vana, di Cerere era la ricerca della figlia. Vi sono molti parallelismi, la ricerca dei figli, l'intreccio di morte e risurrezione con i cicli delle colture agricole. La Pasqua nel nostro calendario cade proprio agli inizi del risveglio primaverile dei campi. Il momento finale e più bello della Settimana Santa è indubbiamente la domenica. La risurrezione di Cristo viene annunciata dal suono della campana "a longu", oggi automatizzata, ma che un tempo veniva suonata tramite una corda e necessitava la forza di tre o quattro uomini. In quel momento era comune sentire la frase "U loria sunò e a cuddura si spizzò" "il Gloria è suonato e la cuddura si è spezzata" (la cuddura è il dolce tipico del periodo pasquale, preparato in vari modi, in tutta la Sicilia). 

g.c.

Le "varette" in piazza Duomo (Foto di Enzo Mafale)

mercoledì 13 aprile 2022

La chiesa del Carmine

Probabilmente è l’edificio più antico di Mandanici, perché posto in cima alla Rocca, che doveva essere la parte fortificata del “vicus munitissimus" in età araba, come affermano gli storici. Oggi, purtroppo, di antico non rimane nulla in questa chiesa, ricostruita seguendo le linee originarie negli anni ’60 del secolo scorso. Interessanti sono la tela della Madonna del Carmine tra i Santi Sebastiano e Rocco e le statue gemelle del XVI secolo di San Michele Arcangelo e San Vito Martire, oltre l’ubicazione, come si è detto, dell’edificio. Probabilmente, in origine era una cappella privata, appartenente alla famiglia Mazzullo, come attestano vari documenti; nel 1742 diviene una cappellania ereditaria per volere del reverendo Don Antonino Mazzullo. (Informazioni dal libro "Mandanici memorie da non perdere" di Armando Carpo).

domenica 6 marzo 2022

L'ex chiesa SS. Salvatore


Incerta è l'origine del manufatto, probabilmente risale al secolo XII, con profonde modifiche nel '500. La chiesa ha una sola navata e presenta altari laterali. Nell'abside quadrangolare si trova l'altare maggiore, oggi non più completamente visibile. La pavimentazione è caratterizzata da mattonelle ottagonali in cotto. Sul pavimento sono presenti dodici lapidi che coprono altrettanti ipogei. Il portale presenta un timpano caratterizzato da due volute tra le quali trova posto una conchiglia, caratteristiche simili le ha la finestra che sovrasta il portale. Sulla sinistra del prospetto frontale è presente una piccola torre campanaria, con una bifora, alla quale si accede da una piccola scala larga appena 30 cm. La chiesa rimase invasa dai detriti e profondamente danneggiata a causa dell'alluvione del novembre 1863. L'abbandono durò oltre un secolo, con l'irreparabile danneggiamento degli apparati decorativi. Nel 1985 il comune di Mandanici ha provveduto ad acquistare l'immobile fino ad allora di proprietà della Curia.  Nel maggio del 1987, sotto la direzione dell'arch. Umberto Giorgio e a cura della ditta GEOSUD di Roma cominciarono i lavori di recupero e adeguamento del rudere. I lavori si sono conclusi nel 2005. 
(Informazioni storiche dal libro "Mandanici sulle tracce del passato",  di Armando Carpo. Foto di Gabriele Ciatto)

Andrea Lucchese Palli e i legami con Mandanici

Andrea Lucchese Palli nacque a Messina il 16 apr. 1692 (fu battezzato il 24) da Fabrizio, duca di Adragna dei principi di Campofranco, e da ...